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Non hai il diritto di avere un’opinione

In una trasmissione televisiva araba, un ateo è invitato in un contraddittorio in diretta, per esprimere il proprio punto di vista in merito alla religione.

Nel corso della propria esposizione però, viene interrotto dal presentatore e dai suoi colleghi, tutti uomini di fede, e sulla base di un “ciò che stai dicendo è terribile, dovresti vergognarti, Dio ti ascolta e ti giudica, non possiamo farti continuare, devi farti ricoverare in un centro di salute mentale, avviseremo le autorità affinché questo accada al più presto”, viene allontanato dalla trasmissione televisiva, con forza e nel pieno dello scherno generale.

In un paese musulmano, forse questo si chiama “difesa della fede”, ma in un paese occidentale, il suo nome fino a poco tempo fa era “censura”.

Una forma patetica e orribile di censura, dove viene vietato alla controparte di esprimere il proprio punto di vista, in nome del bene comune.

A tal proposito, ogni volta che scrivo post sul Covid, qualcuna mi commenta dicendo che devo VERGOGNARMI dei miei pensieri e del fatto che condividendo studi scientifici sui vaccini, sto alimentando la fobia e la paura in chi non si vuole vaccinare.

Notare bene che raramente pubblico post sul Covid, visto che l’argomento non è di mio interesse, e notare che questa volta l’ho fatto condividendo uno studio di Nature, una tra le riviste scientifiche più autorevoli al mondo, in cui gli autori analizzano la correlazione tra i richiami vaccinali e gli eventi cardiovascolari avversi, nella popolazione under 40 di Israele (https://www.nature.com/articles/s41598-022-10928-z?fbclid=IwAR2bFerLKMn0lTRsJB5mftKdzASeSuWpfNqRPYGH1pwJ_smch5FUkvJ6HSg).

Questo accade ogni volta che esprimo il mio punto di vista in merito ad una questione parecchio complessa, multifattoriale, in cui la verità non è affatto scontata.

E lo faccio sempre “da agnostico”, vale a dire con la prospettiva di colui che osserva i dati e si pone domande, senza avere interesse nel tendere verso una direzione piuttosto che l’altra.

Ma nonostante questo, nonostante la mia ricerca dell’oggettività, vengo sempre intimidito da persone che mi dicono che non devo dire ciò che penso, e che devo vergognarmi di ciò che dico, e che sono una pessima persona nell’avere pensieri simili.

La signora in questione, mi ha addirittura risposto in privato su Messenger, dicendomi che per il fatto che l’ho bannata dal mio gruppo Facebook (come altro dovrei comportarmi con chi mi offende e mi attacca sul personale dicendomi che sono vergognoso in ciò che dico e penso?), per il fatto che l’ho bannata dal gruppo Facebook, o procedo a rimborsarla per ciò che ha comprato dalla mia azienda negli ultimi anni (acquisti fatti molto tempo fa e assolutamente non recenti né quindi con diritto di recesso o rimborso), oppure me la farà pagare pubblicamente.

Ora, posto che minacciarmi è sempre una pessima idea perché pochi hanno idea del piacere che provo nel distruggere chi prova a danneggiarmi senza motivo, è estremamente TRISTE che si è arrivati al punto in cui anche dire ciò che si pensa è motivo di emarginazione, offese, attacchi personali e accuse morali come “non hai il diritto di esprimere la tua opinione perché la tua opinione danneggia il mondo”.

È terribile, ed è un gioco al quale io non intendo giocare.
Vi avviso quindi di non avere mai più un comportamento simile con me, o userò ogni mezzo in mio possesso per palesare al mondo la pochezza d’animo di chi non è capace di parlare di un argomento (per quanto caldo sia), e deve necessariamente riversare la propria frustrazione e la propria rabbia sull’interlocutore con accuse e insulti ad personam, in merito a cose assolutamente individuali e personali.

Se un argomento è di vostro interesse, per quanto caldo sia, commentatelo e portate il vostro contributo alla conversazione. Perché di tutto si può e si deve parlare. Perché è attraverso il dibattito che si cresce.

Ma non usate l’arma del “non hai il diritto di dire ciò che pensi perché ciò che pensi è patetico, immorale, sbagliato a priori” etc. etc. etc.

Perché l’integralismo genera solo altro integralismo.

Riflettici.

Ciao
Ivan Orizio

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